Le opere murarie a grandi blocchi


Tra le opere a grandi blocchi distinguiamo possiamo fare due differenziazioni:
1) Opus siliceum o poligonale, viene utilizzato per questo tipo di murature una pietra molto dura (sinex) ed in genere queste pietre sono tagliate in forma poligonale; all'interno di questa opera possiamo individuare ulteriori precipitazioni che dipendono da come vengono tagliate le pietre che vanno in posa:
  • Opera poligonale di I maniera, che molto spesso consiste nella posa in opera di pietre così come si trovano in loco, sono muri che lavorano prevalent emente per gravità, se ci sono degli interstizi vengono inseriti degli scapoli, però l'aspetto generale è quello di una muratura molto grezza, quindi erano in genere utilizzate per costruire muri difensivi o di contenimento
  • Opera poligonale di II maniera, si tratta sempre di una muratura realizzata con grossi massi però un po' meglio definiti rispetto all’opera poligonale di I maniera, quindi trattati con forme un po' più geometriche
  • Opera poligonale di III maniera, questa inizia ad essere piuttosto interessante perché trova soprattutto impiego nei muri di terrazzamento (come accade nei santuari laziali) e i massi assumono ancora di più una  forma geometrica e soprattutto accostati seguendo quasi delle superfici piane (anche se non ci sono ancora delle assise orizzontali), sembra quasi i massi si incastrino perfettamente l’uno nell’altro (stabilizzando sempre di più la muratura)
  • Opera poligonale di IV maniera, cronologicamente la più rec ente ma in molte aree geografiche coesiste con quella di terza maniera, di diverso da questa ha l’inizio dell’uso di assise orizzontali, per cui i massi sono accostati secondo superfici sghembe o comunque oblique, però ogni livello è sovrapposto quello precedente secondo un corso quasi orizzontale

2) La seconda opera a grandi massi che possiamo prendere di riferimento e che sarà sempre usata per muraglioni, mura di contenimento e anche per i basamenti dei templi è l’opus quadratum, anche per quest'opera possiamo individuare tre maniere a seconda di come sono disposte tagliate le pietre possiamo stabilire un disegno che si avvicina di più alle varie culture:
  • Etrusca, IIIV secolo
  • Greca, IV secolo
  • Romana

 Quello che più è interessante è osservare le caratteristiche dei blocchi che costituivano quest'opera, in realtà si chiama opus quadratum ma questi blocchi sono dei parallelepipedi, però il nome è comunque evocativo della forma squadrata; il blocco o vere da superficie completamente liscia oppure in genere corrugata (lavorata in modo grezzo e si chiama superficie a bugnato), questa superficie in genere si chiama facciavista. Inoltre sul blocco sono presenti una serie di fuori che servivano per inserire degli elementi metallici che aggrappavano questo blocco a quelli adiacenti. La cosa più importante è notare l’anatirosi, ovvero il fatto che in genere i blocchi che compongono l'opera quadrata presentano nei lati che devono accostarsi ai blocchi adiacenti delle superfici particolari, ovvero presentano una fascia perimetrale levigata e resa molto piana in modo da facilitare il contatto con i conci adiacenti, mentre la superficie più centrale del lato viene ribassata (ovvero viene tolto un po' di materiale); questo presenta dei vantaggi, ovvero l'estetica ma soprattutto la stabilità.
 Viene qui riportato l'esempio di una muratura nella quale viene utilizzata l'opera quadrata, dove in genere i conci disposti su filari orizzontali vengono detti ortostati, mentre quelli che presentano il lato lungo vengono chiamati diatoni. Uno dei punti più nevralgici di una muratura è costituita dalla testata d’angolo in quanto è uno dei punti più vulnerabili essendo soggetto a notevoli spinte che tendono a far collassare la struttura; per evitare questo devo legare le due murature che formano l'angolo, per fare questo i romani inventarono due sistemi, il primo è quello della pietra angolare a zanca (dove l’angolo è già costruito nei conci), il secondo consiste nell'alternare i blocchi su un lato e sull’altro. Una cosa che in teoria non andrebbe fatta è la cosiddetta sciabolata, ovvero posizionare una serie di conci senza alternare le giunture non permettendo la coesione tra le varie parti, questa cosa senso soltanto se io voglio separare una parte dell'edificio dall'altra.
Partendo da questa configurazione di base poi se ne possono creare altre a seconda delle necessità. La posa di questi grandi massi in opera avveniva attraverso tutta una serie di sistemi di sollevamento (piuttosto semplici) che con i l tempo andarono ad affinarsi sempre di più (anche le la forza umana rimane quella più utilizzata), tutto quello che sappiamo della messa in posa ci deriva delle fonti storiche, ma in particolare dai segni lasciati sui blocchi.

Le impalcature
 Come succede adesso anche romani utilizzavano delle opere provvisorie per costruire in elevato, allora utilizzavano il legno (con la combinazione di elementi verticale, orizzontali e controventature, che impedivano la deformazione della struttura); le impalcature possono essere indipendenti oppure possono collaborare con la muratura e quindi le impalcature si appoggiano in parte o completamente alla muratura in costruzione; quest’ultimo tipo di impalcature lasciavano dei segni ben precisi sul muro, in particolare dei fori ancora facilmente visibili, chiamate buche pontaie (che possono passare da parte a parte il muro, oppure solo per un breve tratto).

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